Condividere è moltiplicare!

Testimonianza di Davide Carella, operatore dell’Associazione Casa a Colori, durante la Veglia dell’adesione dell’Azione Cattolica Vicariale a Schiavon (VI) il 28 novembre 2014.


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“La vita non deve seguire le regole della matematica. In matematica per avere di più occorre moltiplicare. Nella vita vale il contrario: bisogna dividere, anzi condividere con gli altri. E solo allora le cose grandi se condivise con il fratello si moltiplicano. In matematica l’uguale è meglio del meno. L’uguaglianza lascia le cose come sono, mentre la differenza diminuisce, impoverisce. Nella vita vale il contrario: la differenza aggiunge, aumenta, arricchisce. Più di divide, più si ha”.


Sono Davide, un operatore dell’associazione Casa a Colori di Bassano del Grappa, una onlus nata nel 1992 per iniziativa di un gruppo di volontari e padri scalabriniani dell’Istituto Scalabrini. Oggi come allora ci occupiamo di dare risposte ai bisogni degli immigrati (pasti caldi, vestiti, documenti, corso d’italiano…) aiuti concreti perché siamo convinti che i fatti valgono molto più di mille parole.

Storie da raccontare ce ne sono tantissime. Gente che è partita per cercare fortuna in un paese benestante (come fanno molti italiani adesso per sfuggire alla crisi), gente che ha chiesto asilo politico o protezione umanitaria all’Italia per scappare da un clima di guerra e terrore, donne venute dall’est con false speranze e finite nel racket della prostituzione per poi uscire dall’inferno di abusi e soprusi e rifarsi una vita dignitosa.

Un esperienza attuale di accoglienza la stiamo vivendo con i profughi arrivati la scorsa estate a Lampedusa. Ragazzi che non superano i trenta anni di età che in qualche modo e con molta, ma molta fortuna, sono riusciti a sbarcare in Italia. Queste persone, perché sono persone, sono state imbarcante su un aereo e arrivate a Vicenza alle 4 di mattina con una busta di plastica contenente poche robe di ricambio. Siamo andati a prenderli, li abbiamo accolti nelle nostre strutture e seguiti nei loro bisogni quotidiani. Si seguiti, perché accogliere vuol dire anche seguire.

Altra esperienza concreta di accoglienza è l’incontro quotidiano con i bambini del doposcuola. Simpatici ragazzini figli di immigrati che hanno bisogno di essere accolti per quello che sono, che hanno bisogno di un po’ di calore umano che non riescono a ricevere a casa dalla madre perché troppo impegnata nel suo lavoro di badante o in classe perché trattati in modo diverso. Bambini costretti a seguire i genitori nei loro viaggi alla ricerca di una vita migliore lasciando da un giorno all’altro le prime amicizie, bambini che hanno visto cose orribili nel paese dal quale sono scappati.

Non so se qualcuno ha mai ascoltato la canzone “benvenuto” della Pausini. Dopo tanto tempo l’ho risentita stamattina alla radio in auto andando al lavoro mentre pensavo a cosa dirvi questa sera. E’ una canzone che ci può far riflettere sull’importanza dell’accoglienza. Una delle più brutte caratteristiche della nostra civiltà è la cultura individualistica: abitiamo in condomini, lavoriamo in fabbriche, andiamo a scuola e non conosciamo il vicino. Le frasi più significative per me sono: benvenuto a chi lancia sfide: accogliere comporta responsabilità, è una sfida che va accettata; benvenuto a chi sorride: perché la diversità non è un ostacolo ma diventa una risorsa e opportunità di crescita; benvenuto a un musicista, alla sua canzone e agli accordi che diventano i miei: è importante cominciare a capire che l’accoglienza dà origine a uno stile di vita più umano e arricchente, quello che è tuo diventa anche mio.

Un ultima cosa: stiamo affrontando l’emergenza case. Famiglie anche italiane che dopo anni di lavoro perdono il posto e ricevono lo sfratto perché non riescono a pagare l’affitto…uomini donne bambini e anziani che non sanno dove andare in questo periodo freddo dell’anno. Bellissimo l’esempio del nostro vescovo di aprire le canoniche, l’esempio rende credibili e magari incoraggia tutti noi che ne abbiamo la possibilità a fare altrettanto. Apriamo almeno i garage, convinciamo i parroci che hanno spazi enormi a mettere a disposizione gli oratori e locali…facciamo in modo che quest’anno il Bambinello che sta per nascere non si senta rispondere ancora una volta “mi dispiace ma qui non c’è posto”.

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