Giocarsi la vita per qualcosa che vale

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Ciao! Sono Samuele e vengo da Pieve di Curtarolo, in provincia di Padova.

Nei miei 25 anni ho avuto la fortuna di fare delle esperienze forti, in posti soprattutto molto significativi, penso alla Terra Santa, all’Uganda, all’Ecuador, il cammino di Santiago di Compostela, il campo di lavoro ad Agrigento con l’associazione Libera o a Foggia con i migranti stagionali. Queste occasioni non si limitavano ad essere per me semplici esperienze: ognuna di esse mi lasciava un punto interrogativo dentro che si sommava ai tanti altri. Non riuscivo ad essere indifferente ai problemi che abitavano quei posti che ho visitato. Dentro di me sentivo come se quei luoghi mi chiedessero di fare qualcosa, di impegnarmi, di cominciare a smettere di pensare al mio piccolo orticello e di guardare anche a quello del mio vicino bisognoso!

foto 5 foto 4Quante volte pensiamo che la vita sia solo tutto ciò che ci circonda con un raggio che copre la nostra sfera affettiva di amici e parenti e basta. Così è stato anche per me. Facciamo fatica a preoccuparci di quelli del paese vicino e quasi arriviamo a pensare addirittura in certi momenti, dai nostri comportamenti, che esiste solo l’Italia come stato nel mondo. Il resto è come se non esistesse: “abbiamo già abbastanza di cui preoccuparci”. E invece non abbiamo idea di cosa ci perdiamo chiudendo la porta della condivisione e restando nel nostro egoismo. Non abbiamo idea di quanto c’è di bello nella diversità delle altre persone che non conosciamo e le varie preoccupazioni che ci soffocano non sono altro che un mucchio di cose che non portano a niente.

Mi sono interrogato molto in questi anni, grazie all’aiuto di un direttore spirituale, per capire come sono e cosa voglio, perché vedevo che non ero più felice, pur non mancandomi nulla. Ho raffinato il cuore e la ragione e tutto mi ha spinto a cercare sempre di più e ogni esperienza mi è servita per crescere, capire e cominciare a prendere posizioni. Sono consapevole che non è facile fare quello che non tutti fanno: uscire da certezze, sicurezze, affetti sicuri, da una normalità che ti coccola e non ti lascia mai pensare con la tua testa. Preferisco pensare, però, che quello che posso fare io non lo può fare nessun’altro e se non metto il mio chiodo nella roccia, anche solo quel singolo chiodo, la via non potrà mai essere aperta nella grande parete di montagna che è la vita. E tutto resterà incompleto o non verremo mai a scoprire se qualcosa quella volta poteva cambiare.

Ed è qui che è maturata la mia scelta di abbandonare quello che facevo seppur con molta passione, ma senza uno scopo, per entrare in Postulato e iniziare a dedicare tempo ed energia per un nuovo senso da dare alla vita. Sono consapevole che non ho nessuna pretesa di salvare il mondo, ma se riesco ad aiutare una sola persona a vivere meglio, questo è già sufficiente a giustificare il dono della mia vita per qualcosa di grande.

foto 3 foto 7Al momento sto terminando il mio ultimo anno di Ragioneria ad una scuola serale e due volte alla settimana al mattina seguo due corsi alla facoltà di Teologia. Il resto del tempo è impegnato per lo studio, la vita comunitaria, il lavoro, il riposo e i due momenti più importanti, la preghiera e il servizio agli ultimi.

“Senza momenti prolungati di adorazione, di incontro orante con la Parola, di dialogo sincero con il Signore, facilmente i compiti si svuotano di significato, ci indeboliamo per la stanchezza e le difficoltà, e il fervore si spegne.” (EG 262) Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium ci suggerisce chiaramente il segreto di quelle persone che ci stupiscono per il loro entusiasmo sconvolgente. Ed io ho provato proprio tale entusiasmo.

L’altro punto fondamentale è il servizio con i più poveri. Io vado alle cucine popolari ogni mercoledì e gestisco con un altro postulante degli incontri al venerdì pomeriggio in comunità con un gruppo di loro. Si tratta di un servizio che non appaga un nostro bisogno, ma è il luogo dove scendiamo per stare con loro, anche non facendo per forza qualcosa. Come dice un grande monaco buddista: “Fermarsi e sedersi sono un requisito indispensabile per poter vedere. Appena ti fermi e ti siedi il problema di quella persona che prima non capivi diventa chiaro. Se non sei disposto a fermarti e a sederti, non vedrai niente. Gli altri ci dicono ‘non restare seduto lì, fa qualcosa’. Ma a volte fare qualcosa in più peggiora la situazione. Sedersi, fermarsi: solo così posso essere me stesso e incontrare davvero gli altri. Solo se mi siedo accanto al fratello, senza fretta e senza ansia posso sperimentare la fraternità.” Penso che nel mondo niente è slegato dall’altro, tutto è continua relazione in ogni dove e se non impariamo a convivere l’uno con l’altro diventeremo sempre di più dei perfetti atomi, dove ognuno pensa per se. E a quale fine?

foto 1Ora io non so cosa mi aspetta questo cammino, chi sarò tra 10 anni o dove sarò. Quello che so però è che sono accompagnato da persone che le sento costantemente molto vicine, la famiglia, gli amici, i paesani, la comunità, ognuno a suo modo, ma sono tutti necessari per darmi la carica giusta per affrontare il mio futuro.

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