Un SI dato a Dio attraverso gli Scalabriniani

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Salve a tutti! Sono Emmanuel, missionario scalabriniano nato in Messico 29 anni fa. La mia famiglia è composta dai miei genitori e da 5 figli. Ho compiuto gli studi al mio paese natale. Alla fine del liceo scientifico ho deciso di trasferirmi nel capoluogo della mia regione: Morelia (Michoacán), studiare Chimica Farmacobiologica. Durante i miei studi liceali avevo cominciato a far parte di un gruppo giovanile della mia parrocchia. Le attività che facevamo erano diverse ed io veramente apprezzavo il tempo dedicato ai giovani ed alla mia comunità parrocchiale. Infatti, posso affermare che Dio mi stava già chiamando attraverso quel gruppo.

Quando ho cominciato l’università qualcosa mi richiamava non solo a continuare nel gruppo giovanile, ma ad optare per uno stile di vita diverso e molto più radicale. Così, un semestre dopo aver iniziato l’università, decisi di lasciarla e ritornare al mio paese. Ero un po’ confuso e non avevo molto chiaro il mio futuro, ma volevo provare a vivere uno stile di vita che comportasse abbracciare Dio più da vicino. Mentre lavoravo con mio padre, frequentavo gli incontri giovanili che i Missionari di San Carlo Scalabriniani organizzavano a Guadalajara. Lì agli incontri ero contento, mi sentivo davvero come se fossi appartenuto famiglia scalabriniana da tempo. Certamente non tutto era chiaro, non sapevo ciò che la scelta avrebbe implicato nel tempo, ma io ci volevo provare!

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Nell’Agosto 2004 finalmente mi sono trasferito a Guadalajara per iniziare il percorso formativo con l’anno propedeutico. Eravamo in 20 ragazzi a cominciare. Di questi in 13 siamo andati a Città del Messico nel 2005 dove siamo rimasti tre anni per compiere gli studi filosofici. Sono stati anni molto belli, di una crescita profonda in tutte le dimensioni, mentre la scelta religiosa e scalabriniana maturava poco a poco. Terminati i tre anni, nel 2008, con sette confratelli messicani e tre colombiani abbiamo fatto richiesta per il postulato, la seguente tappa. Siamo stati ammessi in dieci e ci siamo trasferiti per 4 mesi a Tijuana, frontiera con gli Stati Uniti e lì nella nostra Casa del Migrante abbiamo fatto il nostro postulato. In questi mesi a Tijuana abbiamo potuto sperimentare la presenza di Dio in mezzo ai migranti deportati dagli Stati Uniti. Le grosse difficoltà che avevano imponevano delle risposte. L’essere in contatto con le necessità che i deportati avevano mi ha fatto valorizzare la mia vita e vederla sotto un’altra ottica, sicuramente più misericordiosa e con una profonda gratitudine. Durante quei mesi mi sono reso conto che effettivamente vivere in mezzo ai migranti e bisognosi, con loro, ‘come’ loro, non è per niente facile e ti sfida in tanti sensi. Dopo questa esperienza abbiamo fatto richiesta per il noviziato a Purépero (Michoacán), tra l’altro il mio paese, e siamo stati accettati.

E’ stato un anno molto particolare, di approfondimento spirituale, personale e di conoscenza della congregazione scalabriniana. Con l’aiuto del maestro di novizi e del vice-maestro siamo riusciti a fare una esperienza molto bella. Ci confrontavamo spesso su tante cose, soprattutto sulla vita in comunità. Alla fine dell’anno di noviziato, dei dieci, in nove abbiamo fatto la prima professione religiosa il 28 novembre 2009. Io sono stato destinato all’Italia per iniziare gli studi teologici.

Uscire dal Messico e venire in Italia a studiare la teologia è stata senza dubbio un’esperienza che ha cambiato la mia vita. E’ come se tanti orizzonti si fossero aperti e niente tornasse a essere come era prima nella mia vita. Tante cose erano nuove per me e altre no, alcune le capivo, tante altre no. Comunque sia, ho sempre cercato di vedere Dio come il motore di tutte le mie esperienze e le mie scelte. Il tempo dedicato allo studio della lingua italiana mi ha permesso di capire un’altra cultura, un’altra mentalità, un modo diverso di affrontare la vita e anche di relazionarsi a Dio.

Dopo è arrivato il momento di cominciare lo studio della teologia, a dire il vero attendevo questo momento perché sapevo che sarebbe stata una bella esperienza. Mentre studiavo alla Pontificia Università Gregoriana, sono stato assegnato alla pastorale migratoria attraverso il ‘gruppo contatto’. Questo gruppo formato da seminaristi scalabriniani studenti a Roma, lavora tuttora assieme al vicariato Migrantes di Roma. Per tre anni ho visitato insieme ad altri confratelli tante delle diverse comunità migranti presenti a Roma. Devo confessare che all’inizio non è stato per niente facile. E’ una pastorale che non ti permette di radicarti e/o legarti ad una comunità specifica. Sei itinerante anche a livello pastorale visitando ed accompagnando le comunità. Ed è in questo modo che ho trascorso i miei primi tre anni a Roma. Durante questo tempo ho avuto pure l’opportunità di conoscere le nostre missioni scalabriniane in Italia, soprattutto nel Nord Italia. Tante cose erano nuove per me, quindi ho cercato di ‘assorbire’ tutte le esperienze e questo pian piano ha arricchito la mia vocazione, la mia vita.

Dopo il terzo anno qui a Roma sono stato inviato a Londra per fare il mio tirocinio od anno pastorale. E’ stata una delle migliori esperienze della mia vita, comprese le difficoltà che una realtà così diversa comportava. Purtroppo non ho potuto finire l’esperienza pastorale londinese per problemi con i documenti che mi hanno costretto a tornare in Italia. Per questa ragione sono stato inviato nel Sud Italia, a Reggio Calabria dove abbiamo una parrocchia ed un centro d’ascolto per i migranti. Questo tempo là, al Sud, ha arricchito la mia esperienza pastorale, ed anche se avrei voluto finire a Londra, ho cercato di leggere la presenza di Dio in questo avvenimento. Diciamo che ho avuto l’opportunità di fare l’anno di tirocinio in due posti così diversi, anche geograficamente!

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Sono tornato a Roma per finire il triennio teologico e alla fine di questo ho iniziato la licenza in teologia fondamentale, sempre nella stessa università. Credo che anche a livello accademico, il fatto di aver avuto colleghi da tutte le parti del mondo, ha arricchito tantissimo il mio percorso formativo. Ho iniziato con dei compagni di cui alcuni hanno già finito, altri sono ancora qui, altri se ne sono andati e poi sono tornati. E così ho vissuto continuamente questo essere itinerante. Oggi siamo qui, domani non lo sappiamo. Soltanto la mano di Dio che ci guida, ci sostiene e dà continuità alle nostre vite ci permette di servire ed amare di più.

In questi ultimi mesi ho fatto esperienza pastorale in una nostra parrocchia italiana qui a Roma. Anche questo ha aggiunto nuove sfide e atteggiamenti diversi da parte mia. Sono contento di questa ulteriore esperienza. Il 6 gennaio scorso, con due confratelli abbiamo fatto la professione perpetua dei voti religiosi. In questo modo ci siamo uniti a Dio e alla chiesa attraverso la congregazione in maniera definitiva. Ho vissuto questo tempo così speciale con molta gioia e serenità, vedendolo come un momento per il quale mi ero preparato da tempo e che veramente aspettavo. Senza dubbio ho sentito nostalgia per l’assenza dei miei parenti, ma comunque so che erano presenti col cuore. In quel momento ho pure ricevuto la notizia che sono stato destinato come futuro sacerdote missionario alla regione afro-europea, Giovanni Battista Scalabrini. Una sorpresa in più che mi ha consentito ulteriormente di riconoscere l’azione di Dio tra le scelte che non ho fatto io direttamente. Senz’altro Egli ha già un cammino da propormi, non guardando alle mie forze, capacità od intenzioni, ma al suo cuore, alle necessità degli altri ed a dove io possa amare ed essere semplicemente utile.

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