Ho preso le mie scarpe, le ho infilate nella valigia…

ragazza 1 Via Scalabrini 3

Let’s start!   

Solitamente da cosa si inizia? Non sono molto pratica in queste cose, credo che si dovrebbe iniziare… dall’inizio. Quindi, prima di tutto, è educato salutare, cosa che io non ho fatto, ma sono ancora in tempo: Ciao a tutti!

Secondo, credo che una presentazione sia doverosa; mi presento nella semplicità della persona che sono. Mi chiamo Olimpia, ho 26 anni, sono nata e cresciuta, con la mia famiglia, in un paesino delle Marche, precisamente Loreto: bello, adorabile, incantevole. Ho studiato: mi sono diplomata, laureata, in un ramo di Scienze della formazione, frequentato e insegnato ginnastica artistica, durante l’ultimo periodo dell’università e la scorsa estate ho lavorato come animatrice in un parco acquatico… nulla di eclatante, sono una normalissima ragazza.

Nella mia normale vita, ho vissuto molte esperienze, alcune di vita quotidiana: affetti, amicizie, conoscenze importanti e non, grazie a campi-scuola con la parrocchia, convocazioni afro-europee con gli scalabriniani, alle giornate della gioventù con il Papa (da Colonia 2005 all’ultima in Brasile 2013). Tutte queste esperienze sono state una “porta” verso un qualcosa di nuovo, mi hanno arricchita tanto e fatto diventare la persona che sono, con i miei pregi e miei difetti (più quest’ultimi che i primi).

Forse è proprio grazie alla consapevolezza dei miei difetti, o meglio ancora dei limiti, che sono arrivata a fare una scelta che ha rivoluzionato la mia vita, cambiandola completamente. Infatti ho deciso di prendere in mano la mia vita combattendo la quotidianità, piena di precarietà. La mia vita doveva cambiare, migliorare, arricchirsi, volevo mettermi alla prova, perché, seppure sentendomi bene, avendo tutto, mi sentivo ferma, immobile.

Così, tra incertezza, paura, ho deciso che era ora di prendere le mie scarpe ed iniziare anche io a camminare. Ho preso le mie scarpe, le ho infilate nella valigia, ho ascoltato me stessa, ho prenotato un aereo per Dublino, ed ora sono otto mesi che vivo in una famiglia irlandese, dopo averli contattati il lunedì, parlato con loro il martedì e prenotato il biglietto il mercoledì, sono arrivata qui il sabato (tutto nella stessa settimana).

Detto così suona veramente fantastico, ma non sapete quanto coraggio ci è voluto per abbandonare le “sicurezze” e… affrontare l’ignoto, il distante e l’insicuro.

Ragazza 3 Via Scalabrini 3

Sono in Irlanda come ragazza alla pari, mi prendo cura di Matthew, James e Charlie; nel tempo libero, weekends, e bank holiday esploro l’Irlanda, a piedi, con l’autobus o con il treno… sono sempre in movimento.

Non posso nascondere che i primi mesi sono stati felici e tristi allo stesso tempo, era tutto così diverso, eppure io sono alla pari, mi dicevo; diversa la lingua, la mentalità, la cultura, la cucina, la guida… Andando avanti nel tempo ho iniziato ad apprezzare, condividere, quello che inizialmente per me era “incomprensibile”.

Se dovessi scegliere delle parole per descrivere “brevemente” questa esperienza opterei per: solitudine, non intesa come essere soli o sentirsi soli, ma una solitudine derivata dal doversela cavare da soli, in una nuova città, dove non conosci nulla: una solitudine che comporta crescita, ricerca, coraggio ed infine anche tanta soddisfazione.

In questi mesi, ogni giorno ci sono state delle piccole conquiste, ovviamente, non solo per me, anche per i bambini di cui mi prendo cura, questo mi rende ancora più soddisfatta perché percepisco che arrivano a questo grazie al mio aiuto. È quindi una solitudine che tira fuori il meglio di me, i miei talenti, i miei pregi e mi fa riflettere anche molto sui miei difetti. Questa solitudine, un po’ anche voluta, visto che volevo mettermi alla prova, che mi fa essere un po’ orgogliosa di me, mi fa star bene.

Ragazza 4 Via Scalabrini 3

Ma non sono sola, ho conosciuto tante persone: irlandesi, francesi, brasiliane, spagnole, venezuelane, messicane, tedesche. Un giorno a settimana nel paesino in cui vivo c’è una lezione di inglese gratuita tenuta da dei volontari; la maggior parte delle ragazze alla pari della zona la frequentano e poi, dopo, assieme continuiamo a praticare l’inglese in un pub dove l’irish music fa da sfondo alle nostre conversazioni, per lo più concentrate sul “lavoro”, ma a volte anche su argomenti differenti, sul proprio paese di provenienza. Purtroppo molte ragazze se ne sono andate perché hanno concluso il loro periodo in Irlanda, però è stato bello ascoltare le loro storie, i loro sogni… tra una pinta e una suonata di chitarra e violino. Non mi dimenticherò mai di nessuna persona che ho incontrato in questa esperienza, dalla ragazza del supermercato al canadese incontrato per caso in ostello, perché, anche se per poco tempo, ognuno di loro, mi ha donato una piccola parte di se stessa, un pezzetto della propria vita, che mi ha permesso di vedere (ancora una volta) il mondo con occhi diversi.

Quindi potrei dire che un’altra parola per descrivere questa esperienza è condivisione, non solo con la famiglia irlandese, ma anche con le altre persone che ho incontrato. D’altronde l’incontro avviene alla frontiera, nasce l’amicizia e crolla la barriera. (a qualcuno suona familiare?).

Infine credo sia giusto dire che sto camminando, ovviamente, non ho ancora una destinazione precisa, sono ancora alla ricerca (chi non lo è?), dubbiosa sul mio futuro… ma… in cammino!

Credo che questa esperienza sia un primo di tanti altri passi.

Ragazza 2 Via Scalabrini 3

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