Ogni incontro è speciale

Barbara Beltramello
Barbara Beltramello – http://www.barbarabeltramello.com

 

Mi è stato chiesto di raccontare qualcosa di me.

Sembra strano, ma di primo acchito, quando penso di dovermi raccontare, non so mai cosa dire. Mi sembra di avere una vita normale, e a volte noiosa, in cui tutto accade lentamente, ma con logica.

In realtà, quando mi fermo, ci penso, e mi guardo in dietro, mi accorgo che posso sicuramente ritenermi una privilegiata. Privilegiata per le persone che ho incrociato nella mia vita fino ad ora e che l’hanno arricchita in modi tra loro diversi e sempre molto speciali.

La più speciale tra queste è stata sicuramente Nolbia, e approfitto di questo spazio che mi è stato regalato, per condividere anche con voi che lo state leggendo, questo incontro pieno di cuore.

 

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Ritratto di Nolbia

 

Nel 2012 mi trovavo a studiare fotogiornalismo in una scuola in Danimarca. Una delle migliori scuole in Europa, e ancora oggi mi chiedo come sono riuscita ad entrarci! Comunque, era una scuola molto pratica che ci obbligava a fare e presentare lavori fotografici ogni mese, mese e mezzo. Era fine settembre e mi ero comperata un volo aereo per il Messico. Lì mi sarei fermata fino a fine novembre per svolgere il mio lavoro finale.

 

Nolbia ed un’amica

 

Ancora non avevo ben chiaro quale sarebbe stato il tema del mio lavoro finale, quando un giorno lessi la notizia di una Carovana di madri del centroamerica che stavano viaggiando per il Messico in cerca dei loro figli scomparsi. Leggere quella notizia risuonò in un modo così intenso dentro di me, che pensai “questa è la storia che voglio raccontare”. Mi adoperai per entrare in contatto con gli organizzatori della Carovana e in tempi rapidissimi riuscii a fissare una data in cui ci saremmo incontrati. Arrivai in Messico, arrivò il giorno in cui incrociai la Carovana e quella stessa sera mi venne presentata Nolbia, una donna alta forse poco meno di un metro e cinquanta, di 64 anni, con un viso da dei strani lineamenti quasi indiani, più che centroamericani. Nolbia viveva e vive in un villaggio a 7 ore di bus dalla capitale dell’Honduras. Le venni presentata come una giornalista che voleva raccontare la storia di una madre della Carovana e che voleva farlo in modo approfondito. Nolbia, non attese neppure 10 secondi per dirmi: “Sì, io ti voglio a casa mia per raccontarti la mia storia”.

 

Nolbia a casa sua assieme ad una genera ed al nipotino.
Nolbia a casa sua assieme ad una genera ed al nipotino.

 

Dopo quasi due settimane mi trovai in un bus (anzi, furono 3 i bus che dovetti cambiare) che mi condussero dallo stato di Oaxaca, nel sud del Messico fino a Tegucigalpa, la capitale dell’Honduras. Fino a quel momento, neppure sapevo dove si trovasse l’Honduras, e men che meno mi immaginavo che ci avrei messo praticamente 3 giorni di viaggio per arrivare a destino, e sicuramente non mi era balenata l’idea di informarmi sulla situazione di sicurezza dell’Honduras, in realtà uno dei posti più pericolosi al mondo (ci tengo a sottolineare che là non si sta combattendo alcuna guerra). Ma ormai la decisione era stata presa.

 

Una delle forme di sopravvivenza in Honduras è dato dalla coltivazione: del caffè, dei fagioli e di poche altre cose.
Una delle forme di sopravvivenza in Honduras è dato dalla coltivazione: del caffè, dei fagioli e di poche altre cose.

 

Arrivai così a El Panal, un villaggio di 40 case e poco più di 300 abitanti, ubicato tra le montagne dell’Honduras. Un villaggio dove la corrente elettrica era stata portata solo 7 anni prima, dove la gente vive coltivando caffè e fagioli, allevando mucche. Dove le case più belle, quelle fatte di mattoni, parlano di un fenomeno molto diffuso e conosciuto in Centroamerica. Quelle case si sono infatti potute costruire solo grazie ai soldi guadagnati da tutte quelle persone che ogni giorno partono perché spinti dal sogno di migliorare la propria vita e cercano di raggiungere gli Stati Uniti. Quello che questi migranti devono affrontare, è un viaggio lunghissimo e pericolosissimo, che dura minimo un mese, attraversando l’immensità del Messico, con tutti i suoi pericoli (naturali, ed umani).

 

Montagne attorno a El Panal, il villagio dove abita Nolbia.
Montagne attorno a El Panal, il villagio dove abita Nolbia.

 

Restai 10 giorni a casa di Nolbia. Lei mi raccontò che partorì 18 figli, ma 4 di loro morirono in tenera età. Gli altri vivono quasi tutti in Honduras, molti vicino a casa sua, altri un po’ più lontano. Due dei suoi figli, quando io mi trovavo a casa sua, erano negli Stati Uniti, un altro stava pianificando di ritornare per la 5 volta in quella nazione e mettersi via altri soldi. Mi ricordo quello che mi disse Nolbia quando conobbi quel suo figlio, il più giovane. Lui arrivò su di una moto color argento, era ben vestito e ben curato. Lei mi guardò e mi disse “lui continua a migrare negli Stati Uniti, lavora per un po’, poi viene rispedito a casa, e lo fa per avere i soldi per comprarsi delle belle cose, e dei bei vestiti. Ma a che cosa gli servono in realtà quei soldi se quelle belle cose materiali fa fatica a comperarle, perché qua da noi non si trovano così facilmente?”. Il migrare, in un paese come l’Honduras, fa comodo a tutte le nazioni che ne sono interessate: all’Honduras stesso, perché i soldi che i familiari mandano a casa, sono tra la fonte di guadagno più alta per quel paese così povero; il lavoro in nero che gli Stati Uniti riescono ad ottenere, è pure fonte di maggior guadagno; e questi migranti sono fonte di guadagno anche per tutti gli uomini corrotti e criminali che facilmente si rischia di incontrare in Guatemala e soprattutto in Messico (molti appartenenti a gruppi di crimine organizzato).

 

Renan, uno dei figli di Nolbia. Perse la sua gamba mentre si trovava in Messico e cercava di fuggire dalla polizia di migrazione.
Renan, uno dei figli di Nolbia. Perse la sua gamba mentre si trovava in Messico e cercava di fuggire dalla polizia di migrazione.

 

Ed il Messico è anche la nazione che tanta sofferenza ha portato al cuore di Nolbia. Uno dei suoi figli più grandi, Renan, si trovava vicino a Città del Messico, quando un giorno lui ed altri furono intercettati dalla polizia di migrazione. Loro iniziarono a correre, ma Renan inciampò e cadde sotto alle ruote di un treno che stava passando. Fu fortunato, perse solo una gamba, ed ora vive con la sua famiglia vicino alla casa di Nolbia.

Ma il dolore più grande, Nolbia lo vive ogni giorno, da quando apre gli occhi alle 5.30 del mattino fino a quando se ne va a dormire alle 21.00. Mi raccontò la storia di Pedro Antonio, suo figlio che meno di 20 anni prima era partito con lo stesso sogno di molti altri honduregni, quello di raggiungere gli Stati Uniti. Era partito assieme ad uno dei fratelli, Wilson, lasciando la compagna con un figlio piccolo ed un altro figlio in arrivo. Pedro Antonio e Wilson partirono, ma dopo una settimana dalla loro partenza, i due fratelli si persero: Wilson arrivò negli Stati Uniti, Pedro Antonio no. Da quel momento Nolbia non ebbe più alcuna notizia di Pedro Antonio.

 

L’unica foto che Nolbia ha di Pedro Antonio, il figlio scomparso. Aveva 18 anni quando partì per gli Stati Uniti.
L’unica foto che Nolbia ha di Pedro Antonio, il figlio scomparso. Aveva 18 anni quando partì per gli Stati Uniti.

 

Sarà vivo? Sarà morto? Avrà un’altra famiglia? Vivrà in Messico? Negli Stati Uniti? Lei tutto questo non lo sa, e forse non lo saprà mai. Ma nonostante questo, ha deciso di non demordere e di continuare a cercarlo. Quello che più la rasserena è la convinzione di sapere che tutto quello che le succede, rispecchia un piano divino. E che lei può solo assecondarlo senza più versare alcuna lacrima, perché le lacrime non aiutano a risolvere i problemi.

 

la casa mai terminata di Pedro Antonio, il figlio di Nolbia scomparso mentre cercava di emigrare negli Stati Uniti.
La casa mai terminata di Pedro Antonio, il figlio di Nolbia scomparso mentre cercava di emigrare negli Stati Uniti.

 

Trascorsi poco più di una settimana a casa di Nolbia, un’anziana signora che ha trascorso la sua vita a partorire figli in un villaggio di 40 case tra le montagne dell’Honduras. Una donna con una ricchezza interiore, una cultura ed una capacità di lottare che raramente ho visto in altre persone.

 

Nolbia legge parti del vangelo nella piccola chiesa del villaggio.
Nolbia legge parti del vangelo nella piccola chiesa del villaggio.

 

Un incontro che è stato sicuramente uno dei regali più grandi che la vita mi ha offerto fino ad ora.

di Barbara Beltramello 

 

Questo documentario (finalista al MRO, Short-Short Film and Documentary Photography 2013) racconta la storia di Nolbia Navarro Coello, donna di 68 anni, madre di 14 figli, e che vive in El Panal, un piccolo paesino dell'Honduras.
18 anni fa, Pedro Antonio, uno dei suoi figli, partì per migrare verso gli Stati Uniti e da quel giorno non ha più ricevuto alcuna notizia dal figlio. "Madre della Speranza" è la storia di una madre che lotta per sapere cosa è successo a suo figlio.
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