Scegliere Gesù e raccontarlo nel 2.0

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Ogni volta, che una persona mi chiede una testimonianza sulla mia vita, sorrido.

Il mio carattere timido mi farebbe declinare l’invito, ma poi penso che chi avrà la bontà di leggermi, potrebbe averne un piccolissimo beneficio. Quale non lo so, perché dipende anche dal proprio percorso di vita. “Sai che chi si ferma è perduto, ma si perde tutto chi non si ferma mai” canta Niccolò Fabi (cit. La Bellezza) e allora provo a fermarmi con voi per raccontarvi qualcosa delle meraviglie che il buon Dio ha avuto la bontà di operare nella mia vita. Raccolgo alcuni pensieri…

Sono sr. Naike Monique, ho quasi 35 anni ed attualmente vivo a Vicenza.

Sono juniores delle suore orsoline del sacro cuore di Maria, cioè sono una suora di voti temporanei dal settembre 2011. Questo significa che, per un minimo di cinque anni, secondo la nostra regola di vita, devo chiedere di confermare il mio impegno nella vita religiosa e rinnovare annualmente i voti di povertà, castità e obbedienza nella famiglia religiosa delle suore orsoline del sacro cuore di Maria.

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Perché suora? E perché le orsoline?

La mia famiglia di origine è credente, ma non praticante, anche se sono sempre più convinta che i miei genitori sono l’esempio più vicino a me di Vangelo vissuto. Non mi hanno mai obbligata a frequentare la parrocchia, anzi. Fin da piccola è stata una mia scelta personale.

La comunità parrocchiale e gli amici che mi ci hanno portata sono stati le testimonianze che mi hanno accompagnata nella crescita della fede… È grazie alla mia amica d’infanzia se ho iniziato a frequentare i gruppi di ACR. È grazie alla mia storica animatrice se ho compreso nell’età dell’adolescenza che la fede non è una teoria e non è lontana dalla nostra vita. E’ grazie alla passione di tante mamme e tanti papà impegnati nella parrocchia che ho compreso il mio profondo desiderio di rispondere a Gesù con un “sì” che impegna tutta la vita e tutte le sue dimensioni.

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Dopo essermi allontanata per alcuni anni dalla mia parrocchia di Giavenale di Schio (Vicenza), probabilmente come reazione naturale nell’età dell’adolescenza, vi sono tornata con grande gioia perché “L’avevo incontrato”. Sì, finalmente, nell’aprile 2003 ho incontrato il Signore Gesù in modo del tutto particolare. Quell’incontro ha stravolto la mia vita. L’ordine dei miei valori è stato ribaltato in pochi minuti… Mi sono sentita amata come mai prima d’allora. Nessuna visione, nessuna voce, ma un’esperienza d’amore che è incomprensibile a chi non l’ha vissuta. Tutto di me era cambiato. Per sempre.

Ho chiesto ad una suora di essere la mia guida spirituale, ma candidamente le ho confessato che “non so nemmeno chi è una guida spirituale, non so se tu fai questo servizio, non so se te la senti con me…”. Era stata una profonda intuizione a farmi andare da lei, che pure conoscevo appena. Quella suora, le esperienze concrete della Provvidenza di Dio nella mia vita e alcuni amici con cui mi confronto anche a livello spirituale, sono stati e sono i segni quotidiani di una vocazione alla vita religiosa. Dopo alcuni anni di cammino per discernere, per comprendere, per scegliere, ho vissuto un’esperienza di quasi 4 mesi nella nostra comunità di Monterotondo, vicino a Roma.

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Lì ho visto “da dentro” la vita quotidiana delle suore orsoline. Una vita semplice, fatta di tante relazioni e poche cose, ma tutto fondato sulla relazione con Gesù.

Ne sono rimasta ancor più affascinata perché quel dono di sé e della propria vita a Gesù in una vicinanza alle persone, ma in particolare alle donne, rispondeva a quello che cercavo. Era quello che cercavo.

Sono tornata a casa dai miei genitori e al mio lavoro di impiegata per concludere il contratto. Nel frattempo ho chiesto di poter entrare in postulato, la prima tappa di formazione prevista per chi entra in un ordine religioso. Durante quell’anno ho compreso che sarei potuta tornare a casa perché i miei genitori, nonostante la grande sofferenza per la mia scelta, non avevano chiuso la porta alla loro figlia. Potevo tornare, ma non sarei stata felice ed invece cercavo una vita che mi rendesse felice.

Non cercavo quella felicità effimera che passa appena qualcosa va storto, ma cercavo il modo in cui Gesù mi stava rendendo felice.

Sono dovuti passare i due anni di noviziato, molto travagliati, come è il travaglio di una madre che sta per partorire, ma poi… ho scoperto e continuo a scoprire “la mano di Dio che conduce tutto”, come diceva Giovanna Meneghini, la nostra fondatrice. “Rimanere nel Suo amore” era l’unico desiderio che mi abitava il cuore. Chiedevo a Gesù che mi facesse capire cosa voleva da me e la risposta che affiorava al mio cuore era sempre una “vivi felice nelle Sue mani”, con le parole di madre Giovanna.

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Rifarei questa scelta e, oggi, posso dire che rifarei anche tutti gli errori commessi… Forse vorrei non rivivere alcune situazioni di dolore personale, ma è pur vero che quelle situazioni mi stanno permettendo di comprendere situazioni analoghe e di portarvi un po’ di compassione. Le mie debolezze sono rimaste, non sono stata trasformata in un super-eroe, ma di queste fragilità il Signore ha fatto i miei punti di forza. “La pietra scartata dal costruttore è divenuta testata d’angolo” dice il salmo 117. Il mio è diventato un percorso in cui cerco di scorgere le impronte di Dio nella mia vita e provo ad imparare la Sua lingua… Mi sento continuamente tessuta assieme ad altre vite dal Signore ed è proprio la ricchezza delle relazioni la più grande esperienza di Dio.

Vi sembra curiosa come definizione? Potrebbe essere, ma anche ciò di cui mi occupo è curioso…almeno pensando agli stereotipi sulle suore! Che cosa faccio?
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Sto concludendo una tesi per il corso di laurea in Strategie di comunicazione all’università di Padova e mi occupo… di comunicazione! Mi chiamano suora social, suora 2.0… tanto che per l’ultimo compleanno, la mia comunità ha pensato bene di attrezzarmi della più recente tecnologia! In realtà, non è la tecnologia dei social che mi interessa, ma la loro grande potenzialità relazionale. È un territorio nuovo, una frontiera pastorale per chi – come me – cerca di vivere la pastorale giovanile anche nel 2.0… È una delle periferie che dovremmo curare come Chiesa perché qui ci mettiamo a nudo raccontando di noi. Continuamente. E se Gesù è presente nella nostra vita, la Sua presenza emerge sempre.

Anche queste tecnologie contribuiscono a farci vivere le relazioni, anche nella dimensione della maternità, elemento molto importante per ogni donna.

Che cosa farò?

Non lo so e poco me ne curo. Desidero essere una suora orsolina, per raccontare una scelta di vita possibile e felice… con e per Gesù! Il resto conta poco. Poter contribuire alla promozione della donna, secondo il nostro carisma, mi appassiona e mi provoca a cercare nuove strade anche nei social media… L’annuncio del Vangelo ha bisogno di incontrare queste nuove realtà: per questo lavoro ad un progetto per la mia congregazione… per tessere relazioni nuove, perché la vita online è la stessa che viviamo offline, ma con sfumature che filtrano di più o di meno la nostra intimità più vera. Secondo me, oggi Gesù parlerebbe non in parabole, ma 2.0, quindi… tutti all’opera! Buon cammino online ed offline! 

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