“Io Ci Sto fra i migranti” Born to meet

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Viaggiare è una delle cose che più mi piace fare, amo camminare, andare, esplorare, varcare i confini e le barriere, sia fisiche che mentali. Il mondo è così grande che spesso sembra difficile riuscire a percorrere ogni suo angolo e scoprire ogni suo spazio, eppure ci sono delle volte in cui succede qualcosa di straordinario che mi sembra di riuscire a coglierlo tutto in un solo incontro … ed è così che conosci il mondo in un volto, che lo scruti attraverso uno sguardo, che lo rincorri con le gambe e i piedi di qualcuno, che lo tocchi prendendolo per mano, ed è in questi momenti che ti sembra di riuscire ad abbracciarlo tutto. A volte non serve molto tempo per fare incontri che ti cambiano la vita o il modo di pensare; a me sono serviti solo sette giorni a Borgo Mezzanone per cambiare prospettive, per sconvolgermi dentro, per emozionarmi, per arrabbiarmi, per ridere, per pensare, per lasciarmi provocare, per non volere tornare, per volere tornare e ripartire.

Borgo Mezzanone ha gli occhi stanchi di chi ha viaggiato tanto e dalla vita ha ricevuto solo sconfitte. Sono occhi che non vedono da troppo tempo i propri familiari, perché lontani e irraggiungibili; sono occhi gonfi di lacrime perché hanno rinunciato a troppe cose; sono occhi tristi di chi ha toccato il fondo, ma allo stesso tempo sono occhi curiosi di chi non vuole lasciarsi andare e continuare a vivere. Sono occhi assetati di sapere e di conoscenza, perché imparare l’italiano rappresenta una conquista per essere persone meno sfruttabili. Sono occhi persi, vuoti e spaventati di quei bambini bulgari che vivono in un luogo pericoloso, triste e privo di qualsiasi stimolo positivo per la loro crescita.

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Borgo Mezzanone ha la bocca piccola e chiusa di chi non sempre vuole subito parlare, di chi magari non ha più nulla da dire, di chi non ha più parole, di chi non ha parole italiane, ma magari ne avrebbe da dirne tantissime in altre lingue. Dalla sua bocca escono infatti tanti dialetti, tanti accenti, tanti modi di dire che vengono dai luoghi più diversi al mondo. Ha la bocca grande di chi vorrebbe urlare contro l’ingiustizia, contro il lavoro nero, contro le grandi aziende, contro le istituzioni o la politica, contro chi sfrutta e non accoglie. Ma Borgo Mezzanone ha anche il sorriso più bello, quello che si fa apprezzare, che si fa amare, quello che non dimenticherai mai, quel sorriso strappato all’uomo più riservato, al ragazzo più timido e al bambino più solo. Ha il sorriso di Alì che fa brillare di luce anche le situazioni più tristi.

Borgo Mezzanone ha delle mani enormi, sono le mani di chi conosce la fatica del lavoro nei campi, mani che raccolgono pomodori per ore, mani sciupate, sporche, dove la terra è riconoscibile sotto le unghie. Sono mani che aggiustano biciclette, o almeno ci provano, perché se mi aiuti a costruire la mia libertà tutto ha un sapore più bello e più vero. Sono mani accoglienti che si allungano verso di te per salutarti, perché un saluto non si nega a nessuno e perché il primo incontro nasce proprio dal contatto della tua mano con quella dell’altro. Sono le mani che si chiudono in preghiera perché quando non sai più cosa fare o dire non ti rimane che fare silenzio e metterti in ascolto.

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Borgo Mezzanone  ha la schiena piegata sotto il sole caldo, una schiena ricurva per lunghissime ore al giorno, distrutta da una fatica priva di qualsiasi umanità o dignità, perché nessuno se avesse la possibilità di scelta si abbasserebbe a questo lavoro. E’ una schiena stanca e malata, come il fenomeno del caporalato che ancora permette ciò.

Borgo Mezzanone ha i piedi consumati dal viaggio, piedi che hanno percorso chilometri, vagando senza meta o senza direzione, piedi consumati dalla fatica di percorrere la strada, di navigare il mare, di non vedersi mai arrivati. Sono piedi che non si fermano, piedi che si muovono, piedi che, magari, vorrebbero tornare da dove sono partiti, sentendo di nuovo sotto di loro una terra familiare, che sa di casa e di affetti, ma che per tanti motivi spesso non è possibile.

Allo stesso tempo, arrivano anche tantissimi piedi di giovani che ogni anno decidono di recarsi proprio in questo angolo di mondo lontano e sperduto, di lasciarsi indietro le paure e i pregiudizi, di mettersi in cammino per incontrare l’altro. Sono i piedi di giovani allenati a tenere lo zaino pronto e la mente aperta, giovani disposti a rischiare, a rinunciare a qualcosa del loro tempo, per trovare qualcosa di più grande e prezioso. Ed è così che al Borgo si intrecciano cammini, percorsi, direzioni e storie .. ed è meraviglioso accorgersi di questa ricchezza.

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Borgo Mezzanone ha infine un’anima delicata e colorata, che è l’unione di tutte le anime che la abitano: è la gentilezza di chi ti chiede come stai, la sensibilità di uno sguardo, è la grinta pazzesca di chi ci vive da una vita e ha deciso che si deve provare a realizzare un’alternativa, è l’insieme dei sogni, dei desideri; è la gioia di chi affronta la vita con un sorriso a trentadue denti, con una canzone da urlare a squarciagola, con un abbraccio, con il mettersi a servizio con il cuore, con la voglia di costruire più ponti e meno muri, con chi ti ricorda che la cosa più coraggiosa è proprio quella di “ridere un poco”, con l’entusiasmo che ti fa urlare che insieme le cose si possono cambiare, con la forza del gruppo, con la certezza di sentirsi un “noi” e sapere che non sei solo, con la convinzione che non si è troppo lontani se ci si sente vicini nei valori.

GRAZIE DI CUORE …

di Miriam Crippa

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