SOS Haiti – ASCS Onlus

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PHOTO: AFP

Esattamente una settimana fa in queste ore venivamo avvisati da messaggi telefonici e radiofonici di stare allerta in quanto l’uragano Matthew, un grosso ciclone, a breve avrebbe attraversato le coste haitiane. Le raccomandazioni erano molto dettagliate e precise: allontanarsi dai fiumi e dal mare, preparare scorte d’acqua e cibo per alcuni giorni, restare chiusi in casa ed avvisare più persone possibili. I video del passaggio dell’uragano che si vedevano su Facebook, nelle ore successive, erano impressionanti perché si vedeva proprio che quest’enorme tempesta d’acqua avrebbe attraversato completamente il paese.

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Domenica nella capitale Port-au-Prince c’è stato moltissimo vento, ma noi abbiamo continuato le nostre attività qui nel quartiere (conosci i progetti ASCS Onlus ad Haiti); c’è stata la messa della mattina al centro ed al pomeriggio si è svolta la finale del torneo di calcio tra i villaggi. Lunedì mattina però la situazione si è fatta più preoccupante; il vento continuava ed ha iniziato a piovere parecchio. Io, Maria (l’altra operatrice ASCS Onlus ndr) e Seghi (un collaboratore della missione) abbiamo deciso di andare a Waf Jeremie, una grande baraccopoli di fronte al mare dove vive la famiglia di Seghi, per capire se la gente sapesse dell’uragano e se si fosse messa in allerta. Nessuno tra le persone che vivevano lì aveva preso delle precauzioni o meglio aveva idea di dove poter andare se il mare fosse alzato davvero. Noi abbiamo deciso di prendere 8 dei bambini che vivono a Warf e portarli con noi nel nostro quartiere continuando a dire alle persone di attivarsi qualora la pioggia diventasse più forte.

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Martedì e mercoledì Matthew era sopra di noi ed in alcuni momenti ci siamo un po’ spaventati, ma eravamo lontani da fiumi e dal mare, avevamo delle scorte sufficienti e continuavamo a sentirci con i vari amici e missionari sparsi per il paese. Mercoledì mattina sono arrivate sul mio telefono le immagini di quello che era successo al nord dove vive Magda, missionaria laica che lavora a Marouge da più di 10 anni nei villaggi con i bambini disabili. Il deposito della sua casa era stato completamente scoperchiato, la cisterna d’acqua caduta, ma lei fortunatamente stava bene. Era già in giro per le case per vedere come stavano le persone dei villaggi.

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A Waf Jeremie l’orfanotrofio di Suor Marcella è stato completamente sgomberato e tutti i bambini sono stati trasferiti in una scuola in un altro quartiere. Al Sud del paese invece Matthew non ha risparmiato nulla. Jeremie, Les Cayes, Les Irois sono completamente allagate. Tutti i ponti che comunicano l’unica strada per arrivare in queste zone sono crollati, le antenne telefoniche guaste. Nessuno riesce a comunicare con le persone che vivono lì per sapere come stanno.

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Ad oggi lunedì 10 ottobre ci sono ancora nostri amici qui che non hanno notizie delle loro famiglie. In questi giorni mi sono arrivati tantissimi messaggi da amici e conoscenti per sapere come stavamo noi e com’era la situazione in capitale. I telegiornali in Italia ogni giorno fanno vedere immagini di paesi distrutti, case allagate e di morti il cui numero ogni giorno continua ad aumentare. Purtroppo la notizia dell’uragano è arrivata nel resto del mondo solo quando Matthew era negli Stati Uniti e da noi era già passato.

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Nonostante gli avvertimenti dei giorni precedenti tante persone non hanno voluto e potuto lasciare le proprie case, i propri giardini i propri animali perché erano le uniche cose che possedevano e che ora hanno perso. Noi volontari che viviamo qui ieri abbiamo contattato alcuni nostri amici che lavorano per grosse organizzazioni e ci siamo messi a disposizione per andare il prima possibile al sud per vedere con i nostri occhi come è la situazione e capire come dare una mano.

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PHOTO: AFP

L’emergenza più grossa in questo momento è quella di rifornire beni di prima necessità a tutta la popolazione colpita: acqua, cibo, vestiti ecc. Inoltre nel minor tempo possibile bisogna trovare i corpi delle persone che non ce l’hanno fatta, perché si rischia una grossa epidemia di colera.

La ASCS Onlus è in attesa di conoscere il modo migliore per aiutare questi nostri fratelli.

di Valentina Cardia

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