La primavera del cedro

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Non sono un supereroe, non sono un campione, non possiedo super poteri e tanto meno abilità innate, non sono un eroe storico e nemmeno un privilegiato; sono semplicemente Luigi, un ragazzo di 20 anni nato a Torino che attualmente vive a Bassano del Grappa (VI). Sono figlio di genitori calabresi e sono fiero delle mie origini; ho una sorella più grande di me che mi ha dato l’onore di diventare zio di due splendidi nipotini (auguro a tutti di diventarlo!).

Nella mia vita ho vissuto tante esperienze e come mi disse qualcuno: “Nessuna di queste è arrivata per caso, è come se ci fosse sempre stato un filo conduttore a guidarti, per prepararti a qualcosa di più grande”. Una tra le esperienze che mi hanno più segnato è stato lo scoutismo. È un movimento che mi ha dato un’educazione importantissima, fatta di valori retti e solidali. L’amore ed il rispetto per la natura, l’arte dell’arrangiarsi, la compassione, la solidarietà per chi soffre, la fatica, il valore delle cose: ecco, per tutte queste cose io sono grato agli scout ed ai miei compagni di strada con cui ho condiviso questo cammino. È stata una palestra di vita per il temperamento della mia persona, sia nella formazione fisica che morale: grazie Scout, vi sarò sempre grato!

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Nonostante ciò, c’era qualcosa che in me che non andava, ero alla continua ricerca di un senso più vero da dare ai miei giorni. Cercavo una profondità spirituale che mi permettesse di elevare quei valori che avevo appreso dagli scout. Tutto questo l’ho trovato nel Rinnovamento dello Spirito (RnS), un movimento cattolico della Chiesa. Devo ringraziare mia mamma se ho avuto la fortuna di far parte di questo movimento perché era lei a portarmi agli incontri nazionali fin da piccolo. Il Rinnovamento dello Spirito è una realtà di preghiera carismatica diffusa in tutto il mondo ed è in questo ambiente che ho approfondito la mia spiritualità, conoscendo un Dio vicino all’uomo più di quanto avessi mai pensato. Attraverso questo movimento la mia fede è andata sempre più accrescendo e finalmente ho trovato in me una motivazione più valida e responsabile per vivere i principi che lo scoutismo mi ha trasmesso: grazie Rinnovamento dello Spirito, vi sarò sempre grato!

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Questi due differenti cammini sono stati complementari nella mia vita adolescenziale: ciascuno dei due ha costituito un tassello fondamentale per la mia formazione spirituale. Nell’estate 2015, anno della mia maturità (così la chiamano anche se in verità non è un foglio di carta a dirti che sei diventato maturo nella testa), ancora non sapevo che cosa avrei fatto a settembre. Davvero non sapevo che pesci pigliare, ero in crisi tra mille domande esistenziali: non sapevo se avrei iniziato l’università o se sarei andato a lavorare, che cosa o chi sarei diventato, che piega avrebbe preso la mia vita. Ma proprio in quei mesi mi si presentò una opportunità che non avrei mai immaginato e ad oggi mi meraviglio di quanto sia stato provvidenziale. Un mio cugino missionario scalabriniano in Argentina durante le sue vacanze in Italia venne a far visita ai suoi parenti di Torino e tra questi c’ero anch’io! Ci facemmo una bella chiacchierata su tutto e capendo un po’ la mia situazione mi chiese: “Perché non vieni in Argentina per un po’ di tempo?” Ci sono alcuni momenti nella vita in cui si ha proprio bisogno di alternative forti e impensate per non morire lentamente, per rendersi conto che non si è venuti al mondo solo per respirare, mangiare e dormire. Per ricordarsi che si è vivi, per iniziare a scegliere noi stessi che senso dare alla nostra vita, anche a costo di abbandonare per un po’ di tempo la famiglia, gli amici, la casa e le vecchie abitudini. Fidatevi, vale la pena mollare tutto e partire se questo può aiutarci a chiarire il nostro futuro e capire quale strada percorrere.

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Fu così che il 28 settembre 2015 atterrai in Argentina e fui ospitato per sei mesi nella comunità scalabriniana di Mendoza. Fu un periodo bellissimo, quello in Sud America: mi misi a nudo di fronte ad una cultura così diversa per lingua, paesaggi, tradizioni, gastronomia e abitudini. Numerose furono le occasioni di arricchimento: la partecipazione alle attività della pastorale giovanile scalabriniana, il servizio nell’ Hogar (Casa di accoglienza per i migranti), le visite nella realtà della “Villa” (le favelas argentine), la conoscenza delle missioni scalabriniane a Montevideo, Buenos Aires e Santiago del Cile e le significative chiacchierate con alcune splendide persone. Insomma ero una spugna, ogni giorno assorbivo e mi arricchivo di cose nuove, ne vedevo di belle e di brutte e nonostante ciò non perdevo di vista l’obiettivo per cui ero andato lì. Riflettevo molto su quello che vivevo in funzione a ciò che avrei potuto fare una volta tornato ed è così che iniziai a sentire una certa attrazione per la vita consacrata. Mai me lo sarei aspettato e mai avrei pensato di tornare dall’Argentina con quell’idea; anzi la negavo pure a me stesso. Mi dicevo: “bella esperienza, ho vissuto tante cose belle, a settembre del 2016 inizierò l’università dove studierò per diventare educatore professionale”. Ero arrivato addirittura a negarmi il desiderio per il sacerdozio, arrivando a comprarmi il libro dei test dell’università: una volta tornato, avrei aperto il libro ed iniziato a fare i quiz per allenarmi, credendo di riuscire, così, a lasciarmi alle spalle questo pensiero. Ma niente da fare, nemmeno questo era bastato. Ogni volta che con la bocca pronunciavo la parola: “educatore professionale”, il mio cuore si appesantiva sempre di più, così tanto che un giorno non riuscii più a reggere il peso e scoppiai. Si dice che: “Al cuor non si comanda”: da quel momento decisi di iniziare il mio cammino di discernimento vocazionale con gli scalabriniani e attualmente mi trovo proprio per questo qui a Bassano del Grappa in Via Scalabrini 3.

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Sono felice di aver dato retta a ciò che davvero sentivo e tutt’oggi sento; non so dove mi porterà quest’anno di discernimento, se sarà la vocazione sacerdotale oppure un’altra strada, ma io mi fido di Dio e so che ha un progetto per la vita di ciascuno di noi, indipendentemente se uno creda o meno. E’ per questo che la vita va vissuta al massimo sentendoci liberi di fare quello per cui siamo davvero portati. Un saggio diceva: “Se tutti facessimo nella nostra vita ciò che siamo chiamati davvero a fare, saremmo in grado di incendiare il mondo”. Dunque non abbiate paura di spingervi oltre e a fare ciò che sentite davvero, non trattenetevi per la paura di sbagliare, per non essere additati dagli altri, perché non si guadagnerà abbastanza o perché i genitori non vogliono. La vita è nelle nostre mani e siamo noi a viverla, non gli altri! Ricordatevi che i calci di rigore li tira soltanto chi ha il coraggio di sbagliarli!

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La mia è la storia di un semplice ragazzo che ha seguito un desiderio, ponendosi in ascolto di sé stesso e cercando di realizzare nella propria vita ciò che sentiva. Un cammino fatto di gioie, allegria e soddisfazioni ma anche di dolori, difficoltà e delusioni.

Cari lettori, vi ringrazio per aver speso un po’ del vostro tempo nel leggere la mia storia. A tutti un enorme “in bocca al lupo” per la vostra vita, suerte y que sea espléndida!

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