La Lingua: mezzo fondamentale per l’integrazione

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Ciao! Mi presento: sono Sarah, ho 24 anni, studio Lingue e letterature straniere all’Università Statale di Milano, nello specifico Inglese e Francese.

Mia madre è italiana e mio padre è egiziano, conosco quindi anche un po’ di Arabo.

Tre anni fa ho avuto la fantastica opportunità di andare a fare volontariato per un mese a Gerusalemme: l’incontro e a volte lo scontro con così tante culture e religioni diverse ha fatto nascere in me un vivo interesse per realtà cosmopolite e variegate e una propensione al mondo del sociale che si occupa di collimare differenze ed unire culture e lingue differenti: vorrei proseguire gli studi con un Master riguardante relazioni d’aiuto in contesti di sviluppo e cooperazione nazionale ed internazionale.

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L’avventura a Gerusalemme mi insegnò molto e tornai a casa con molte consapevolezze in più e con la voglia di tornare in quella terra così piena di contrasti ma proprio per questo così affascinante: questa estate farò ritorno in quei territori per seguire un programma di scoperta dei luoghi e dei popoli che lo abitano.

Un’altra bellissima esperienza di volontariato, che ci coinvolge più da vicino e più “diretta”, è invece iniziata lo scorso settembre quando decisi di trovare un’associazione che si occupasse di dare un aiuto concreto ai tanti migranti che ci sono nella mia città, Milano.

La scelta era molto ampia, l’aiuto da dare era richiesto in molti ambiti: dalla distribuzione dei pasti, agli aiuti in campo sanitario e burocratico, all’insegnamento della lingua Italiana. La mia pregressa esperienza di insegnamento della lingua italiana a studenti stranieri in una scuola privata, il mio percorso universitario alla facoltà di Lingue e le mie doppie origini italo-egiziane sono stati fattori che mi hanno orientata sull’aiuto forse meno materiale ma più concreto a lungo termine: insegnare la lingua e la cultura italiana.

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A Milano esiste una rete di associazioni che si occupa di fare lezioni di lingua italiana senza chiedere documenti o quote, così trovai la mia associazione e iniziai subito il mio percorso di volontariato.

All’inizio è stata dura, inutile negarlo: ero sola con anche 20 studenti con alle spalle storie diametralmente opposte. Dalla giovane studentessa turca di Design, all’uomo peruviano che lavora da anni in Italia al ragazzo nigeriano appena arrivato nel nostro paese. Ognuno di loro aveva i suoi naturali tempi di apprendimento e concentrazione: c’era chi veniva dopo 10 ore di lavoro, chi invece usciva dal centro di accoglienza solo per partecipare alla mia lezione.

Con il passare del tempo il gruppo si è però coeso, qualcuno ha abbondonato, tanti si sono aggiunti nel corso del tempo e qualcuno è rimasto fino alla fine, venendo ogni giovedì sera per tutto l’anno, pioggia o sole.

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Piano piano anche i miei dubbi e difficoltà sono svaniti, seguivo un programma di lezioni di grammatica che mi preparavo a casa e poi dedicavamo sempre tanto tempo alla conversazione a all’interazione tra tutti noi.

Piano piano ho compreso come la lingua sia la vera caratteristica che ci rende simili o meno e che insegnarla è una grande responsabilità ma è anche molto gratificante.

Tornavo a casa con un sorriso stampato in faccia pensando alla concentrazione ed all’attenzione che i miei studenti mettevano nell’imparare, mi sentivo così appagata come poche altre volte in vita mia di quei “grazie maestra Sarah per la lezione di oggi, ho imparato tanto” e mi addormentavo pensando che avevo dato il mio piccolo contributo a far sentire i miei studenti meno soli nella loro seconda casa, l’Italia.

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Si è creata una grande empatia con i miei studenti, soprattutto con i tanti egiziani, con i quali a volte scambiavo qualche battuta o suggerimento in arabo, tutti insieme abbiamo giocato e cantato ed è stato uno scambio reciproco di esperienze e momenti di condivisione.

Proseguirò sicuramente il mio percorso di volontariato in questo ambito ed in altri campi e spero che la mia piccola e personale esperienza possa incentivare qualcuno a intraprendere questo “viaggio” per arrivare a comprendere che non esistono barriere se non quelle che non abbattiamo.

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