La strada larga – mostra fotografica

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“Reminiscenze”

Di Luís Carlos Patraquim

 

a volte l’esilio

è un albero aperto

nell’imponderabile notte

 

e nulla spia

la strada larga

fonte dello sguardo

 

comincia come un uomo

multitudini al vento

la terra esangue

il grido arabile

 

“La strada larga” come la strada che attraversa il campo profughi chiamato Maratane, a 30 km dalla città di Nampula.

“Frammenti” come gli attimi che l’obiettivo riesce ad immortalare, così speciali da essere custoditi per sempre come il tesoro più prezioso.

Bloccare un momento di vita realmente vissuta, fermare l’immagine per renderla eterna, unica e allo stesso tempo ripetibile all’infinito, personale e in condivisione con tutti.

Il Mozambico, una nazione poco conosciuta, si trova a sud dell’equatore e si scopre un poco per volta.

Passo dopo passo ci si perde per un sentiero all’interno del mato, tra le capanne di fango e paglia ed i campi di mandioca e cajú.

E poi ancora strade, più grandi ma sempre sconnesse, fatte di terra rossa, ancestrale, amata e temuta. Fino ad arrivare all’oceano per scoprire un mondo totalmente differente. Una cartolina da visioni paradisiache con sabbia bianca, conchiglie giganti e l’acqua dalle intense sfumature verdi e blu.

È difficile raccontare parte di uno stato a noi così lontano fisicamente e idealmente.

Ci abbiamo provato attraverso la selezione di alcuni scatti fatti durante la nostra esperienza di volontariato con ASCS Onlus, Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo (Beatrice, gennaio-giugno 2016 e Miriam, agosto 2017).

I padri della Missione San Carlo di Nampula e Giovanna, l’operatrice italiana in loco, gestiscono la struttura che accoglie il progetto nutrizionale all’interno del campo profughi di Maratane, la parrocchia della comunità cattolica e collaborano con ACNUR nella gestione della scuola materna nel campo stesso.

La differenza tra la periferia e la città è palese e sconvolgente. Da ex colonia portoghese Nampula mantiene una parvenza di città ad ispirazione europea, ma uscendo dalla città non vi sono né strade asfaltate né palazzi di cemento. Ed è proprio nel cuore della vera Africa che i padri portano aiuto e sostegno a tutti i migranti che dal centro cercano di raggiungere il sud del continente, ma rimangono intrappolati in una sorta di limbo: il campo profughi di Maratane.

Il progetto di lotta alla denutrizione e malnutrizione infantile vuole portare un sostegno concreto alle madri con figli malnutriti o denutriti.

L’equipe, composta da persone locali (fattore indispensabile per un primo approccio di fiducia ed una comunicazione il più possibile efficace) accoglie i bambini che arrivano al centro inserendoli nel programma nutrizionale settimanale tramite il quale le mamme con i loro bambini dovranno tornare in giorni prestabiliti in base all’età dei bambini per poter monitorare il loro stato di salute attraverso l’uso di alcune misurazioni (peso e circonferenza del braccio). Inoltre vengono dati alle madri beni di prima necessità ed una serie di formazioni sui temi della cura del bambino, su igiene e nutrizione.

In cambio le madri aiutano lo staff nella preparazione della colazione e del pranzo.

All’Interno del campo si sono sviluppati anche un progetto agricolo con l’insegnamento e la coltivazione diretta di un orto ricco di prodotti autoctoni, un progetto di ascolto e accoglienza per donne vittime di violenza ed uno ludico per i bambini del campo che non possono andare a scuola.

Vivere nella missione significa anche sapersi integrare negli usi e costumi, collaborare con le altre realtà di aiuto laiche e religiose ma soprattutto andare incontro alle necessità del prossimo ovunque esso sia.

Alcuni scatti ritraggono la popolazione di un villaggio nell’entroterra dove sono stati pesati in una mattina circa 100 bambini per stabilirne il grado di benessere.

Ognuno trarrà da queste immagini il messaggio che sentirà più proprio: il calore umano, la dignità, la celebrazione della vita e della creatività come pure la miseria, la disuguaglianza e le contraddizioni.

Il nostro consiglio è di fare le valigie e partire, perché l’unico modo per provare l’intensità di un abbraccio è viverlo.

Grazie per aver preso parte al nostro viaggio.

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