Campo Io Ci Sto 2018

Campo-Io-Ci-Sto-fra-i-migranti

 

CHE COS’È

Campo di incontro, condivisione e servizio tra volontari, migranti e la comunità locale nella provincia di Foggia per abbattere i pregiudizi, contrastare lo sfruttamento e promuovere l’integrazione.

 

ORGANIZZATORI

Diocesi di Manfredonia – Vieste – San Giovanni Rotondo

Missionari Scalabriniani (Via Scalabrini 3 / ASCS Onlus)

 

OBIETTIVI
> Promuovere l’autonomia, l’integrazione e l’impegno dei migranti nel territorio italiano e contrastare le ingiustizie, le disuguaglianze, i pregiudizi e i luoghi comuni, la discriminazione e la riduzione a schiavitù lavorativa, sessuale, o di qualsiasi altro genere.

> Accompagnare i volontari a scoprire la naturale diversità dell’essere umano nella sua essenza, per imparare ad apprezzare e valorizzare l’altro verso una crescita comune. In più, favorire la sensibilizzazione e formazione dei volontari in ambito migratorio e incentivare il loro protagonismo per essere cittadini attivi.

> Affiancare la Chiesa locale e la società civile nel loro impegno di promuovere l’incontro e l’integrazione tra popolazione autoctona di Borgo Mezzanone e popolazione migrante.

 

ATTIVITÀ

> La vita di gruppo: il campo prevede il pieno coinvolgimento dei volontari nelle attività quotidiane. È un’occasione per conoscere giovani provenienti da diverse parti del Mondo che avranno l’opportunità di condividere spazi e momenti di crescita.

> La formazione: al mattino saranno approfondite tematiche relative all’immigrazione: intercultura; enti e associazioni del territorio; sfruttamento lavorativo e sessuale; procedure legale; etc. Per chi lo desidera, sarà possibile confrontarsi sul proprio cammino personale con educatori e guide spirituali.

> Il servizio: i volontari saranno impegnati nei seguenti servizi: insegnamento della lingua italiana; attività ludiche con bambini e ragazzi autoctoni, bulgari e africani; ciclofficina; iniziative varie secondo le capacità dei volontari.

 

DOVE

Le sedi del Campo Io Ci Sto 2018 saranno Borgo Mezzanone e Siponto. Saremo ospitati negli spazi resi disponibili dalla Casa della Carità. Si dormirà in un salone a Manfredonia, su un materassino adagiato a terra per cui vi invitiamo a portare sacco a pelo o lenzuola (una coperta) e cuscino. Di sera, spesso c’è vento con escursione termica, dunque portatevi una felpa o un impermeabile.

 

COME ARRIVARE

Treno e Bus: la stazione ferroviaria più vicina è Foggia. Lì troverete il treno o il bus che vi porterà a Siponto in 45 minuti. Se arrivate in bus, scendete alla fermata di fronte alla Polizia di Stato – Manfredonia. Se arrivate in treno scendete alla fermata Siponto.

Dove arrivare: Casa Scalabrini 16 – Via Magister David,16. 71043 Manfredonia Loc. Siponto. (Foggia)

 

QUANDO

Dal 21 luglio al 25 agosto 2018. Ogni turno inizia e termina di sabato: si arriva a Siponto il sabato attorno e non oltre le ore 19 e si riparte il sabato mattino successivo, prima di pranzo.

  1. settimana: 21 luglio – 28 luglio
  2. settimana: 28 luglio – 04 agosto
  3. settimana: 04 agosto – 11 agosto [CHIUSA]
  4. settimana: 11 agosto – 18 agosto
  5. settimana: 18 agosto – 25 agosto

 

QUANTO 

Il viaggio è a carico del partecipante. Per il vitto, alloggio, assicurazione, maglietta, libretto e sacca si chiede un’offerta settimanale di €100 da consegnare al momento dell’arrivo.

 

PER I GRUPPI  

Si chiede ai gruppi clan, parrocchiali, ecc. di scriversi con un massimo di 5 partecipanti per ogni settimana. Questo non solo per motivi logistici, ma soprattutto perché il campo vissuto dai giovani possa essere più coinvolgente. L’esperienza ci ha fatto capire che giovani tendono a sentirsi “protetti” dal gruppo e difficilmente si aprono all’incontro con gli altri volontari; la sicurezza del gruppo li porta a non vivere pienamente con protagonismo il campo.

 

PERCORSO 

L’iscrizione al Campo Io Ci Sto 2018 comporta l’obbligo di partecipare a due incontri formativi: uno pre-campo e un altro post-campo.

 

INCONTRO PRE-CAMPO 

Sabato 26 maggio – Ore 15.30-18.30 – Bassano del Grappa (Via Scalabrini 3)

Sabato 16 giugno – Ore 15.30-18.30 – Siponto (Casa Scalabrini 16)

Sabato 23 giugno – Ore 15.30-18.30 – Firenze (Luogo da confermare)

Domenica 08 luglio – Ore 15.30-18.30 – Milano (Sede ASCS Onlus)

 

INCONTRO POST-CAMPO 

Sabato 22 settembre – Ore 15.30-18.30 – Bassano del Grappa (Via Scalabrini 3)

Domenica 23 settembre – Ore 15.30-18.30 – Milano (Sede ASCS Onlus)

Sabato 29 settembre – Ore 15.30-18.30 – Siponto (Casa Scalabrini 16)

 

IMPORTANTE 

Se non sei sicuro di poter partecipare al Campo Io Ci Sto 2018, non iscriverti, ma contattaci via mail. Iscrivendoti e non presentandoti al campo, toglieresti il posto ad un altro volontario.

 

ISCRIZIONI

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Una Casa Lontano da Casa 2018

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Via Scalabrini 3 e Stella Maris Genoa promuovono Una Casa Lontano da Casa: Esperienza estiva, formazione, servizio, condivisione

Una settimana a Genova per incontrare, in porto, i marittimi e per conoscere la realtà migratoria della città.

  • Dal 15 al 22 Luglio 2018
  • Giovani dai 18 ai 35 anni

Verrà chiesta una quota di adesione per le spese di vitto, alloggio e assicurazione.

PER CONTATTARCI: CLICCA QUI

COMPILA IL MODULO PER ISCRIVERTI

Mostre fotografiche “Migrantes”,  “De cada día” e “La strada larga” – Comunicato stampa  

Via Scalabrini 3 è l’Animazione Giovanile Interculturale dei Missionari Scalabriniani in Europa. Gli Scalabriniani sono dal 1887 a servizio dei migranti e dei rifugiati in 33 nazioni. Via Scalabrini 3 è parte di ASCS Onlus e membro dello Scalabrini International Migration Network (SIMN), rete attorno alla quale gravitano 200 ong in tutto il mondo impegnate a servire, proteggere, accogliere e promuovere i migranti e i rifugiati. Continua a leggere “Mostre fotografiche “Migrantes”,  “De cada día” e “La strada larga” – Comunicato stampa  “

La strada larga – mostra fotografica

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“Reminiscenze”

Di Luís Carlos Patraquim

 

a volte l’esilio

è un albero aperto

nell’imponderabile notte

 

e nulla spia

la strada larga

fonte dello sguardo

 

comincia come un uomo

multitudini al vento

la terra esangue

il grido arabile

 

“La strada larga” come la strada che attraversa il campo profughi chiamato Maratane, a 30 km dalla città di Nampula.

“Frammenti” come gli attimi che l’obiettivo riesce ad immortalare, così speciali da essere custoditi per sempre come il tesoro più prezioso.

Bloccare un momento di vita realmente vissuta, fermare l’immagine per renderla eterna, unica e allo stesso tempo ripetibile all’infinito, personale e in condivisione con tutti.

Il Mozambico, una nazione poco conosciuta, si trova a sud dell’equatore e si scopre un poco per volta.

Passo dopo passo ci si perde per un sentiero all’interno del mato, tra le capanne di fango e paglia ed i campi di mandioca e cajú.

E poi ancora strade, più grandi ma sempre sconnesse, fatte di terra rossa, ancestrale, amata e temuta. Fino ad arrivare all’oceano per scoprire un mondo totalmente differente. Una cartolina da visioni paradisiache con sabbia bianca, conchiglie giganti e l’acqua dalle intense sfumature verdi e blu.

È difficile raccontare parte di uno stato a noi così lontano fisicamente e idealmente.

Ci abbiamo provato attraverso la selezione di alcuni scatti fatti durante la nostra esperienza di volontariato con ASCS Onlus, Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo (Beatrice, gennaio-giugno 2016 e Miriam, agosto 2017).

I padri della Missione San Carlo di Nampula e Giovanna, l’operatrice italiana in loco, gestiscono la struttura che accoglie il progetto nutrizionale all’interno del campo profughi di Maratane, la parrocchia della comunità cattolica e collaborano con ACNUR nella gestione della scuola materna nel campo stesso.

La differenza tra la periferia e la città è palese e sconvolgente. Da ex colonia portoghese Nampula mantiene una parvenza di città ad ispirazione europea, ma uscendo dalla città non vi sono né strade asfaltate né palazzi di cemento. Ed è proprio nel cuore della vera Africa che i padri portano aiuto e sostegno a tutti i migranti che dal centro cercano di raggiungere il sud del continente, ma rimangono intrappolati in una sorta di limbo: il campo profughi di Maratane.

Il progetto di lotta alla denutrizione e malnutrizione infantile vuole portare un sostegno concreto alle madri con figli malnutriti o denutriti.

L’equipe, composta da persone locali (fattore indispensabile per un primo approccio di fiducia ed una comunicazione il più possibile efficace) accoglie i bambini che arrivano al centro inserendoli nel programma nutrizionale settimanale tramite il quale le mamme con i loro bambini dovranno tornare in giorni prestabiliti in base all’età dei bambini per poter monitorare il loro stato di salute attraverso l’uso di alcune misurazioni (peso e circonferenza del braccio). Inoltre vengono dati alle madri beni di prima necessità ed una serie di formazioni sui temi della cura del bambino, su igiene e nutrizione.

In cambio le madri aiutano lo staff nella preparazione della colazione e del pranzo.

All’Interno del campo si sono sviluppati anche un progetto agricolo con l’insegnamento e la coltivazione diretta di un orto ricco di prodotti autoctoni, un progetto di ascolto e accoglienza per donne vittime di violenza ed uno ludico per i bambini del campo che non possono andare a scuola.

Vivere nella missione significa anche sapersi integrare negli usi e costumi, collaborare con le altre realtà di aiuto laiche e religiose ma soprattutto andare incontro alle necessità del prossimo ovunque esso sia.

Alcuni scatti ritraggono la popolazione di un villaggio nell’entroterra dove sono stati pesati in una mattina circa 100 bambini per stabilirne il grado di benessere.

Ognuno trarrà da queste immagini il messaggio che sentirà più proprio: il calore umano, la dignità, la celebrazione della vita e della creatività come pure la miseria, la disuguaglianza e le contraddizioni.

Il nostro consiglio è di fare le valigie e partire, perché l’unico modo per provare l’intensità di un abbraccio è viverlo.

Grazie per aver preso parte al nostro viaggio.

De cada día – Mostra fotografica

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La deportazione, la rotta migratoria e la vita in clandestinità negli U.S.A., non necessariamente in quest’ordine.

In cerca di una chiusura, di una fine, laddove la chiusura e la fine non ci sono, ma solo un fiume umano a cui non si può impedire di scorrere e una infinità di vie di fuga.

Le rotte migratorie sono i segni e le scritture di un passaggio nei luoghi e nelle geografie umane, il riconoscimento dell’esistenza degli indocumentados, non tra i numeri, le statistiche o i carteggi, ma tra le loro storie, le loro fotografie e i loro immaginari.

DE CADA DIA non è una interpretazione, ma una costruzione.

In questo reportage fotografico tra Guatemala e Messico, ci siamo ritrovati a comporre gli elementi e i frammenti che sono emersi dalle osservazioni, dalle storie, dai racconti, dagli incontri condivisi, dalla co-esistenza. Questi elementi non pretendono la verità, anzi, si propongono come una finzione, o meglio, rinviano all’incompletezza, poiché la ricostruzione e l’interpretazione non possono essere esaustive in modo assoluto.

Questo progetto sulla migrazione si legge come un romanzo e la sua analisi è un atto poietico, un fatto artistico e creativo dietro al quale sta uno sconvolgimento del concetto abituale di temporaneità. Tutto accade in un giorno, che è ogni giorno, in un luogo che attraversa l’area geografica ridisegnata dalle rotte migratorie, dal Guatemala agli USA.

Non è la prossimità temporale che stabilisce la contemporaneità di più eventi, ma è l’atto interpretativo che li accosta, facendo emergere il proprio senso nello spazio della loro tensione.